Cosa rappresenta la famiglia?

La famiglia è la struttura fondamentale della nostra società ed è il luogo primario all’interno del quale si realizza la crescita e lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti.
Per permettere una crescita armonica dei figli è quindi necessario che si crei una relazione positiva con i genitori. 

La genitorialità è una funzione molto complessa, che coinvolge sia aspetti individuali, sia aspetti di coppia e richiede una capacità da parte del genitore di ristrutturare il proprio stile educativo in modo dinamico ed evolutivo, in base alle modificazioni legate alla crescita. 
Questo percorso tuttavia non è sempre esente da difficoltà perché la crescita dei figli comporta per i genitori situazioni faticose e di conflitto in cui si può avvertire un senso di disorientamento, di sofferenza e di impotenza.

Il rapporto con i figli è una specie di danza, in cui i passi non si sanno in anticipo, è un
riadattamento continuo rivolto a evitare l’irrigidimento.

G. Nardone e P. Watzlawich

Quali sono le tipiche modalità famigliari?

Attualmente si è creata, una confusione circa la distinzione di ruoli, norme e funzioni all’interno della famiglia.

I modelli familiari prevalenti sono quelli iperprotettivi e permissivi, che secondo recenti studi sono alla base di determinate problematiche. 

Il modello iperprotettivo è quello in cui il genitore comunica il proprio affetto cercando di rendere la vita dei propri figli il meno complicata possibile, fino ad agire al loro posto. Il genitore iperprotettivo aiuta i figli in tutto, per evitare che debbano affrontare gli stessi problemi da lui avuti alla loro età. Tuttavia, questo eccesso di protezione genitoriale trasmette ai ragazzi un senso di insicurezza e di incapacità.

Il modello permissivo è quello in cui i figli vengono considerati al pari dei genitori. Quindi crescono come piccoli tiranni che pensano di poter decidere tutto, ottenendo quello che vogliono con capricci e prepotenze.

I ragazzi che crescono in famiglie di questo tipo crollano spesso di fronte alle prime difficoltà che la vita propone.

L’esperienza del superamento di difficoltà, difatti, risulta indispensabile per acquisire fiducia nelle proprie risorse. Togliere gli ostacoli al bambino o all’adolescente significa impedirgli di crescere, di costruire la propria autostima e di riconoscere quelle capacità che non sapeva di avere.

Ci sono, inoltre, le famiglie che si caratterizzano per una forte ambivalenza, poiché mutano continuamente la posizione assunta, alternando rigidità e morbidezza, o atteggiamenti valorizzanti e squalificanti. Inevitabilmente, i figli mostrano comportamenti contraddittori: talvolta sono ubbidienti e collaborativi, altre volte ribelli e oppositivi.

Altre famiglie presentano, tuttora, un modello autoritario. I genitori cercano di esercitare il proprio potere sui figli, imponendo loro il senso della disciplina e del dovere al controllo dei propri bisogni e desideri, infliggendo punizioni anche improprie. 

Come ben noto, all’interno di queste famiglie i figli si ribellano, oppure si sottomettono sviluppando frustrazione e repressione.

Ci sono anche famiglie che si sentono chiamate a sacrificarsi per promuovere la soddisfazione dei figli, i quali vengono esonerati da qualunque dovere. Il giovane, non abituato alle frustrazioni e ai rifiuti, sviluppa un’incapacità di vivere serenamente al di fuori del contesto familiare.

Le famiglie, inoltre, oggi tendono spesso a delegare il loro ruolo alla famiglia allargata, soprattutto ai nonni. Spesso ciò che i genitori criticano o vietano, viene approvato dai nonni. Di conseguenza, i genitori perdono il ruolo di guida autorevole e i figli crescono con l’attitudine a manipolare le relazioni a proprio vantaggio, ma senza la capacità di gestire i rapporti in modo stabile.

Nessuno di questi modelli è in realtà totalmente disfunzionale, ma è il suo irrigidirsi che lo rende tale. Un sistema familiare, infatti, dovrebbe avere la flessibilità necessaria per adattarsi alle mutevoli circostanze della vita, mantenendo tuttavia i propri valori fondamentali.

Come si possono affrontare le difficoltà nella relazione genitore-figlio?

Le difficoltà nel rapporto con i figli possono essere affrontate attraverso il potenziamento delle competenze genitoriali.


Spesso, infatti, il migliore approccio ai problemi dei bambini e dei ragazzi è quello indiretto, cioè mediato dal confronto tra un esperto e i genitori.

Il miglioramento degli stili educativi e comunicativi si rivela particolarmente efficace nel risolvere varie problematiche.

Per aiutare i propri figli si rivela, inoltre, indispensabile l’alleanza tra genitori, ossia la capacità della coppia genitoriale di creare un’azione condivisa a livello di strategia per supportare i ragazzi nelle varie fasi di sviluppo.

Ogni famiglia costruisce delle dinamiche che ciascun membro, attraverso le proprie azioni e reazioni nei confronti degli altri, contribuisce a  mantenere e ad alimentare. 

Individuando le dinamiche che alimentano il disagio anziché alleviarlo, si fa in modo di bloccarle e sostituirle con strategie risolutive.

Di cosa hanno bisogno i genitori?

I genitori hanno bisogno di imparare a comunicare in modo funzionale con i figli e di affinare le capacità di risolvere le difficoltà educative, prima che si trasformino in problemi.

Bisogna essere consapevoli che alcuni modelli rigidi di relazione impediscono ai figli di sviluppare le loro qualità e la loro autostima, rendendoli fragili, incapaci di affrontare le difficoltà della vita e di diventare autonomi.

Il genitore, se desidera il benessere di ciascun membro della famiglia, ha bisogno di recuperare il suo ruolo autorevole per tornare a essere una guida, un punto di riferimento stabile su cui poter contare.

Ma, soprattutto, il genitore ha bisogno di tornare a credere in se stesso e nelle sue capacità, riscoprendo il piacere di stare con i propri figli.


Bibliografia:

Nardone G. (2012). Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone G., Giannotti E., Rocchi R. (2001). Modelli di famiglia. Ponte alle Grazie, Milano.