Cosa sono i capricci?

Il capriccio, in realtà, è l’espressione di un bisogno del bambino che non è stato compreso e accolto.
Non avendo gli strumenti per gestire il proprio disagio, questo viene comunicato attraverso atteggiamenti non desiderabili che spesso vengono etichettati come capricci.
Il bambino non sa esprimere il suo problema, la sua capacità di autoregolarsi è ancora in via di sviluppo, ha difficoltà a chiedere aiuto e lo fa inconsapevolmente mostrando la propria opposizione.
Si potrebbe, dunque, tradurre la parola “capriccio” in “comunicazione di un bisogno”.

I bambini imparano quello che vivono.

Dorothy Nolte

Quali sono le reazioni dell’adulto?

La reazione naturale dell’adulto consiste nell’adirarsi, giudicare, punire,  ricorrere alle minacce oppure alle rassicurazioni e promesse di premi, pur di far cessare quel comportamento che si considera inadeguato.

Ma queste reazioni, che in alcuni casi possono funzionare al momento, poi si rivelano inconcludenti e rischiano di peggiorare il problema trasformandolo in vere e proprie lotte di potere.

Così quei comportamenti vissuti dagli adulti come capricci imbarazzanti, provocatori, fastidiosi ed esasperanti, possono diventare atteggiamenti esplosivi talvolta ingestibili.

Come risolvere i “capricci”?

La prima soluzione consiste nel mantenere uno stato di calma non considerando i capricci come tali, ma attribuendo il giusto significato a quei comportamenti.

Cambiando la propria percezione, l’adulto non ricorrerà più a un tono accusatorio e minaccioso, cosicché il bambino non si sentirà giudicato e condannato.

L’ascolto empatico permette di accogliere l’emozione del bambino, qualunque essa sia, e di cogliere i suoi bisogni.

Inoltre, spesso si rivela risolutivo interrompere semplicemente quegli interventi non funzionali che si attuano abitualmente, come le spiegazioni razionali a scopo persuasorio, i rimproveri e le punizioni, la richiesta di cessazione del comportamento, l’aumento dell’attenzione, l’ignoramento non sistematico, la tendenza a lamentarsi e a parlare continuamente del problema. 

E’ indispensabile che l’adulto ristabilisca una sana gerarchia familiare, ristabilendo l’autorità. Il bambino ha bisogno di sentirsi compreso e di percepire l’adulto come una base sicura in grado di fargli da guida in modo amorevole, ma anche con fermezza, per giungere a una risoluzione dei problemi.

Come migliorare il rapporto genitori-figli?

L’adulto può seguire alcune strategie per costruire un rapporto gratificante con il proprio figlio.

L’osservazione non giudicante, l’immedesimazione nel bambino, un tempo di qualità da dedicare solo a lui, l’atteggiamento gioioso e ludico, la calma e il clima rilassato, il sostegno sicuro offerto in modo amorevole, il rispetto, l’ascolto attento, la fiducia nelle sue capacità, la valorizzazione, la guida verso l’autonomia, la definizione di alcune regole e di chiari confini, sono alcune delle soluzioni finalizzate non solo a risolvere i capricci, ma soprattutto a migliorare la relazione.

Innanzitutto, però, è necessario che il genitore sia sereno perché, per il bambino, rappresenta un modello da seguire e imitare.

Per insegnare a gestire le emozioni, l’adulto dovrebbe essere il primo a saperlo fare.

Pertanto, per migliorare il rapporto con i figli, occorre coltivare il proprio benessere personale.


Bibliografia:

Fiorenza A., Nardone G. (1995). L’intervento strategico nei contesti educativi. Giuffé Editore, Milano.
Nardone G., (2012). Aiutare i genitori ad ad aiutare i figli. Problemi e soluzioni per il ciclo di vita. Ponte alle Grazie, Milano.